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I semi di Calabria”, le scommesse gia’ vinte di giovani imprenditori

Sul palco de L’orodicalabria le esperienze di Macingo e Dritara.

Le scommesse già vinte. Ovvero i “semi di Calabria” che già danno i loro frutti, a conferma che in questa regione “si può già fare”. Sono state le esperienze di due giovani imprenditori le protagoniste della terza serata degli appuntamenti che a Pizzo accompagnano la summer school dell’associazione L’orodicalabria.

Si tratta del giovane Matteo Pugliese che, dopo un’esperienza di lavoro al nord, l’anno scorso ha scelto di tornare in Calabria per fondare Dritara, azienda di consulenza digitale che ai “talenti” offre anche una piattaforma per proporsi nel mondo del lavoro. E’ rientrato a San Basile, un piccolo centro arbereshe di qualche centinaio di anime ai piedi del Pollino, nel cosentino. “Lavoriamo in un territorio largamente analfabeta sul piano digitale”, ha spiegato, è questa la carta vincente della sua azienda. “A Milano ero un numero, nonostante tutti i sacrifici che facevo, i 28 metri quadri in cui mi muovevo mi stavano davvero stretti. Così ho deciso di tornare a casa, forte dell’esperienza in una multinazionale asiatica in cui avevo gestito lo sviluppo di prodotti digitali”. Da qui la scelta della sua creatura: “Per me la periferia non è un limite ma un punto di vista: un luogo da cui costruire, non da cui scappare. L’innovazione tecnologica non serve a nulla se non genera fiducia e opportunità reali per chi vive nei territori spesso dimenticati e portare un reale valore locale”. Dritara è nata con un obiettivo: “dimostrare che innovazione e Sud Italia non sono in contraddizione”. Non affianca solo le aziende in attività di digitalizzazione e di formazione, ma offre ai “talenti tech” una vetrina per sbarcare nel mondo del lavoro. “Il nostro obiettivo è favorire la restanza di chi ha scelto il Sud e la tornanza di chi vuole investire nuovamente a casa propria”.

In Calabria, a Polistena nel reggino, è tornato dopo gli studi all’estero anche Samuele Furfaro. Ha fondato Macingo, in poco più di dieci anni è diventato il primo sito in Italia per trasporti di grandi dimensioni, qualcuno l’ha definito l’Uber del trasporto merci: “Contiamo di chiudere il 2026 con un fatturato di 6-7 milioni di euro. Nel 2014 era di 5.000 euro…”, ha raccontato. Spiegando che l’idea è nata dalle difficoltà che l’azienda di famiglia aveva nel far arrivare in Calabria l’acciaio che lavorava. “Con mio fratello abbiamo deciso di rischiare, all’inizio chiamavamo per telefono i trasportatori usando le Pagine gialle… Oggi abbiamo 18 dipendenti, 2.000 trasportatori affiliati, ogni mese gestiamo circa 30.000 richieste, anche all’estero, in Spagna e in Francia. Ai nostri clienti offriamo un risparmio fino al 70%”. E Macingo punta sempre di più a varcare i confini italiani, consolidando il processo di internazionalizzazione avviato, e ad iscrivere tra i suoi clienti sempre più aziende oltre ai privati. “Noi continuiamo ad investire, anche se ormai il mercato ci conosce bene. La nuova sfida è l’intelligenza artificiale, dobbiamo puntare a posizionarci meglio su chatbot come Chat Gpt…”.