Buongiorno a tutti. Ringrazio davvero tantissimo L’Oro di Calabria per avermi concesso questa opportunità, per avermi mandato questo invito e per avermi coinvolto in un’iniziativa che trovo molto interessante. Ringrazio anche per questa riflessione attorno a un tema che mi è molto caro — come il vicepresidente della Commissione Europea, Raffaele Fitto, sa molto bene — ovvero il tema della libertà di restare o del diritto di restare, la freedom to stay, il right to stay.
Si tratta di un tema che è stato al centro di molte riflessioni nei mesi scorsi, negli ultimi tre anni in particolare, e che oggi finalmente sta facendo dei passi avanti importanti. Spero che questo possa essere rilevante anche per molte parti del nostro Paese e, in particolare, per la Calabria.
Un saluto particolare va al Presidente della Regione Roberto Occhiuto, un saluto al mio amico Francesco Verderami e un grande complimento e in bocca al lupo per questa iniziativa. Ma il più grande abbraccio, saluto e in bocca al lupo va soprattutto a tutti i giovani partecipanti a questa tre giorni. Credo che per voi sia un’esperienza molto utile e importante. Spero che ne traiate stimoli, idee e soprattutto la voglia di mettere in campo ancora più iniziativa.
Come dicevo, il tema del right to stay rappresenta una svolta importante nella riflessione europea per un motivo molto semplice. Questa idea mi è venuta durante l’ultima conversazione che ho avuto prima che scomparisse con colui che ha creato il mercato unico europeo e la moneta unica: Jacques Delors. Negli anni ’80 e ’90 è stato l’architetto dell’Europa che conosciamo oggi, un’Europa che gode del consenso dei cittadini attorno a queste scelte.
Se chiedete ai cittadini europei se la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone o se l’Euro siano dei vantaggi, o se chiedete loro di tornare al periodo precedente — quando c’erano i controlli alle frontiere interne e le monete nazionali —, l’80% dei cittadini (compresi quelli italiani) vi risponderà che preferisce l’attuale situazione. Preferiscono l’Euro e la libera circolazione all’interno dell’Unione Europea come se fosse uno spazio unico. È uno spazio unico e deve esserlo sempre di più, in cui la frontiera interna tra Italia e Slovenia o tra Italia e Francia ha lo stesso peso di quella che c’è tra la mia Toscana e la Liguria o tra la Toscana e l’Umbria. Questo è un punto fondamentale: il nostro futuro passa da qui.
Quella costruzione ideata da Delors insieme ai leader dell’epoca — che voglio ricordare perché sono stati gli architetti di questa Europa, in particolare Helmut Kohl e François Mitterrand, ma con un ruolo fondamentale anche di Giulio Andreotti e Felipe González per l’Italia e la Spagna — è stata straordinaria. Il ruolo congiunto di Italia e Spagna è stato ed è uno degli elementi chiave per il futuro dell’Europa.
La libera circolazione nata 35 anni fa con il mercato unico ci ha dato tantissime opportunità. Molti di noi sono figli di quella storia e della fine delle frontiere, segnata poi dal crollo del Muro di Berlino, dalla fine del comunismo nei Paesi dell’Europa centro-orientale e dal successo dell’allargamento dell’Unione. Tutto in una logica di libertà, apertura e opportunità.
Sono molto contento che la Commissione Europea di Ursula von der Leyen e di Raffaele Fitto abbia voluto prendere questo obiettivo e metterlo al centro di una strategia importante lanciata al Parlamento Europeo. Il vicepresidente Fitto mi fece l’onore di invitarmi a questa iniziativa a Bruxelles lo scorso maggio.
La strategia del right to stay fa parte di una visione complessiva della Commissione, del Parlamento e del Consiglio Europeo denominata “One Europe, One Market”, finalizzata a eliminare le restanti barriere per passare dal mercato unico (single market) a un solo mercato (one market). L’obiettivo è integrare definitivamente quei settori legati alla competitività — come energia, digitale, connettività e mercati finanziari — che oggi, essendo frammentati, non ci rendono abbastanza competitivi rispetto a giganti come Cina e Stati Uniti. La competitività è strettamente legata alla sovranità, che non può che essere una sovranità europea.
Il right to stay è un pilastro fondamentale di questa strategia e spero possa diventare sempre più strategico. La Calabria ha tutte le potenzialità, con il suo sistema universitario e la determinazione della sua parte più giovane, per aiutare a sviluppare questo concetto. Siamo all’inizio di questa riflessione ed è necessario che diventi molto concreta. Sono convinto che, anche grazie al vostro contributo, lo sarà dentro questa discussione globale del Right to Stay.
Vi ringrazio moltissimo di questa occasione. Mi scuso ancora se sono fuori Europa in questi giorni durante il vostro appuntamento, ma sono sicuro che molte delle vostre riflessioni avranno veramente un grande futuro. Grazie mille.